Sono Silvia, ho 35 anni. All’età di 15 anni, nel momento più bello e complicato della vita di un adolescente, mi hanno diagnosticato la rettocolite ulcerosa (RCU). Mia mamma era molto in ansia per questo problema che mi avevano trovato, mentre io ero ancora un po’ ingenua e ho cercato fin da subito di non darci troppo peso.

Sono partita subito come la paziente tipo, con il protocollo standard: mesalazina come se piovesse, schiume rettali e cortisone nelle fasi più acute. Dopo i primi anni di totale accondiscendenza rispetto a quello che mi consigliavano i medici, e con la mia totale inconsapevolezza giovanile dell’entità del problema, ho capito che non potevo prendere a vita questi farmaci.

Così ho provato la medicina alternativa (iridologi, naturopati, metodo Naet, chinesiologi, stregoni, sciamani ecc.). Ho tentato tutte le strade, anche quelle più strane, per evitare le riacutizzazioni, ma prima o poi il cortisone tornava sempre. Nei momenti difficili lo usavo come “stampella” per supportare il periodo di recidiva.

E allora via con l’aumento di peso, la faccia gonfia come un pallone, l’iperattività e il caldo perenne. Il cortisone mi trasformava: mi sentivo dopata e sfigurata al tempo stesso.

A 24 anni ho deciso di diventare vegetariana e, dopo 2 anni lontana dalla RCU, sono ripiombata nel baratro del cortisone e delle riacutizzazioni dolorose. Sono caduta in depressione perché non riuscivo ad uscire da quella situazione. Mi sono sentita senza vie d’uscita e senza speranze.

La malattia mi stava rubando tutte le energie e gli anni migliori della mia vita. Stavo sprecando la mia giovinezza. È davvero brutto dover uscire di casa chiedendosi se dove si va è disponibile un bagno comodo, calcolare il tempo di autonomia e uscire con l’ansia di un possibile attacco di diarrea difficile da gestire.

O magari andare a cena con gli amici sapendo che non si può scegliere liberamente cosa mangiare o bere, per paura di pagarne le conseguenze il giorno dopo.

La depressione si era insinuata dentro di me e mi aveva riempito la testa di cattivi pensieri che sabotavano la mia quotidianità; non riuscivo ad alzarmi dal letto perché non intravedevo né dentro né fuori di me una soluzione a quell’inferno. La rettocolite è una ladra silenziosa e invisibile che ruba l’energia vitale: chi ne soffre deve avere il coraggio di non sentirsi diverso dagli altri, sfigato o incompreso, magari con un forte senso di vergogna.

La rettocolite è poco conosciuta e poco pubblicizzata; non esistono gruppi di supporto per chi sta lottando contro la malattia e non esiste una formula magica per guarire. Ho letto pacchi di libri di rimedi e interpretazioni anche olistiche sul perché fosse capitata anche a me, e alla fine ho capito che anziché viverla come una sfortuna dovevo pensare alla malattia come un’opportunità per conoscere meglio me stessa e il mio corpo.

Così ho imparato a leggere i segnali che il mio corpo mi mandava.

Ho conosciuto Rosa su internet per caso, un giorno di ottobre in cui purtroppo mi erano ripartite le scariche di sangue; il tanto temuto cambio stagione era arrivato e, come sempre, ero entrata in panico.

L’ho contattata via Facebook Messenger spiegandole un po’ la mia storia e mettendo in primo piano il fatto di essere vegetariana. La dottoressa ha risposto subito – un miracolo! -, dicendomi molto semplicemente che non avrebbe potuto seguirmi poiché ero vegetariana e ciò rappresentava un grosso ostacolo per il suo Metodo.

Su due piedi sono rimasta spiazzata dalla sua risposta, ma in pochi secondi ho capito che la mia salute era in quel momento più preziosa di un ideale. Le ho scritto di nuovo dicendole che ero disponibile a rivedere le mie scelte alimentari per il mio bene; a quel punto mi ha fissato un incontro nel suo studio di Brescia.

Rosa voleva conoscere ogni dettaglio della mia storia, così ho preparato un quaderno con tutti i dati che avevo a disposizione. Ho riletto ogni passaggio come per ricordare la fatica di quei 21 anni vissuti in compagnia della RCU.

Mi sono accorta che paradossalmente, proprio da quando ero diventata vegetariana, le riacutizzazioni erano aumentate insieme a malessere, gonfiore addominale, crampi e scariche frequenti. La dottoressa mi ha dato fiducia fin dalla prima telefonata durante la quale, con semplicità e chiarezza, ha risposto con precisione ad ogni mia domanda.

Prima di andare a Brescia avevo parlato con il mio medico di base, che mi aveva caldamente consigliato di ricominciare la cura a base di cortisone insistendo per farmi la ricetta dei farmaci da prendere.

Io però non sono mai passata in farmacia.

Sono riuscita a stare meglio solo grazie alla dieta consigliata giorno per giorno da Rosa, studiata a partire dalla mia descrizione sulla giornata. Così in poco tempo tutto è tornato nella norma. Oggi mi sento piena di energia e sono contenta che la RCU sia solo un ricordo. L’attenta presa in carico e le puntuali indicazioni della dottoressa fanno sentire accolti, capiti, supportati e considerati.

Con la sua smisurata empatia e disponibilità, Rosa mette davvero a proprio agio e io ho sentito di aver finalmente trovato il posto giusto dove parlare e essere ascoltata. Grazie a Facebook la mia vita è cambiata.

Mi auguro che le persone che stanno affrontando una malattia cronica intestinale possano trovare la forza e il coraggio di non arrendersi e di smettere di convivere con i farmaci, per cambiare stile di vita. Grazie Rosa per quello che stai facendo per me e per tante altre persone che stanno male.

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