Siamo ancora nel pieno dell’emergenza sanitaria scatenata dal Covid-19.

Nessuno di noi ha vissuto una condizione simile, che richiede di affrontare situazioni complesse, di cui sappiamo poco e che si evolvono di giorno in giorno.

È un momento difficile per tutti, compresi medici e pazienti con IBD, per questo ho deciso di documentarmi al meglio e condividere con te pareri e suggerimenti degli esperti del settore.

Ti ho già proposto le linee guida dell’IOIBD, adesso voglio parlarti del lavoro svolto da ECCO (European Crohn’s and Colitis Organisation).

A causa dell’urgenza, ECCO ha riunito un gruppo di gastroenterologi ed esperti in malattie infettive, da vari luoghi in Europa, e istituito una Task Force ECCO di COVID-19, per la realizzazione e revisione di interviste.

Lo scopo di questo lavoro è di fornire informazioni su questa nuova malattia, per agevolare la comprensione e la conoscenza per tutti noi e in particolare per chi soffre di disturbi IBD.

Ti lascio una traduzione di quanto riportato nell’intervista realizzata con la Dott.ssa Cândida Abreu dell’Ospedale São João, Dipartimento di malattie infettive, per conto della Task Force ECCO di COVID-19.

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Il coronavirus COVID-19 può imitare o indurre i sintomi delle malattie IBD?

Secondo prove cliniche e scientifiche, i sintomi più comuni di COVID-19 sono febbre, affaticamento, tosse secca, mialgia e dispnea. Tuttavia, possono comparire anche dolore addominale, diarrea, nausea e vomito, ma con meno frequenza.

La famiglia dei coronavirus causa malattie sia gastrointestinali che respiratorie.

In un caso recente, è stato evidenziato che la diarrea era il sintomo di insorgenza di COVID-19, in un giovane paziente maschio.

Ciò ha sottolineato il possibile coinvolgimento del sistema gastrointestinale nella trasmissione di SARS-CoV-2.

Le prove attuali non supportano l’infezione COVID-19 come causa di sintomi IBD.

Tuttavia, questa situazione non è inaspettata, poiché anche senza causare infezione gastrointestinale, H1N1v è associato a lievi sintomi durante la prima settimana di infezione virale, principalmente nei pazienti con colite ulcerosa.

 

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È sconsigliato per i pazienti con malattia IBD stabile andare nelle cliniche IBD in ospedale?

, se COVID-19 è diffuso nella comunità.

Le statistiche disponibili sono esplicative: all’inizio dell’epidemia a Wuhan, in Cina, da 138 pazienti infetti, 57 (41,3%) sono stati presumibilmente infettati in ospedale. Di questi, 40 erano operatori sanitari e 17 pazienti ricoverati per altri motivi.

Pertanto, suggeriamo ai pazienti con IBD di:

  • disporre di uno stock di farmaci in casa;
  • passare a somministrazione sottocutanea, con farmaci ad autoiniezione, per evitare appuntamenti in ospedale;
  • limitare le uscite di casa ed evitare la folla, quanto più possibile.

Nelle aree con più casi importati o trasmissione locale limitata, in cui è stata attivata la sorveglianza e la capacità di controllo è efficace, il rischio è attualmente considerato da basso a moderato.

Nel caso di appuntamenti/trattamenti ospedalieri critici, i pazienti devono essere informati di praticare misure preventive per COVID-19:

  • lavarsi spesso le mani;
  • tossire o starnutire in un fazzoletto di carta e gettare il fazzoletto nel bidone, quindi pulire le mani;
  • evitare il contatto ravvicinato con altre persone.

Anche i mezzi di trasporto per l’ospedale sono importanti; i pazienti dovrebbero evitare autobus e treni, soprattutto nelle ore di punta.

Come l’età può essere un fattore chiave, le visite in ospedale devono essere scoraggiate per gli anziani.

I pazienti con IBD devono essere sottoposti a trattamenti immunosoppressivi all’aumento del rischio di contrarre il COVID-19? O al rischio di un decorso della malattia più grave?

I pazienti con IBD non hanno un rischio maggiore di contrarre COVID-19 e dati riguardanti i pazienti immunosoppressi e l’infezione da SARS-CoV-2 sono molto scarsi.

Gli anziani e quelli con malattie cardiovascolari, diabete, malattie respiratorie croniche, ipertensione e tumori sono a rischio di infezione più grave.

Poiché il rischio di infezioni gravi (come le infezioni respiratorie) è leggermente più alto nei pazienti sotto immunosoppressione e/o terapie biologiche, si prevede che lo stesso possa verificarsi nella SARS-CoV-2.

Anche se i numeri sono ancora limitati, sembra che i gruppi con immunosoppressione relativa, come ad esempio bambini molto piccoli, donne in gravidanza e pazienti affetti da HIV, non abbiano un rischio maggiore di complicanze (British HIV Association, BHIVA).

Particolare attenzione dovrebbe essere dedicata ai fumatori, in cui vi sono prove di elevata suscettibilità al COVID-19.

Questo è probabilmente correlato al fatto che il tabacco aumenta l’espressione genica dell’enzima di conversione dell’angiotensina, il recettore legante per questo virus.

Come si può ridurre il rischio per i pazienti IBD di contrarre l’infezione da COVID-19?

Poiché SARS-CoV-2 si replica in modo efficiente nel tratto respiratorio superiore, gli individui infetti producono grande quantità di virus in questa regione durante il periodo prodromo.

In questa fase, a causa dell’assenza di sintomi, le persone mantengono le loro normali attività, contribuendo alla diffusione dell’infezione.

Poiché non è ancora disponibile un vaccino sicuro, la riduzione dell’esposizione alla SARS-CoV-2 è la chiave per ridurre il rischio di infezione.

Raccomandazioni generali di prevenzione sono:

  • evitare il contatto con persone infette;
  • evitare di toccare gli occhi, il naso o la bocca con mani non lavate;
  • pulire spesso le mani lavandole con acqua e sapone, per almeno 20 secondi o usando un disinfettante per le mani a base di alcool che contiene il 60-95% di alcol. Questa procedura è particolarmente importante dopo essere andato in bagno, prima di mangiare e dopo aver tossito, starnutito o soffiato il naso. Sapone e acqua devono essere usati se le mani sono visibilmente sporche.

Quando possibile, gli steroidi devono essere ridotti poiché possono aumentare il rischio di infezione grave.

Le persone con IBD devono interrompere il trattamento immunosoppressivi durante l’infezione COVID-19?

A causa dei periodi di sospensione del farmaco, previsti per la maggior parte degli immunosoppressori (come azatioprina, metotrexato) e biologici, la sospensione di trattamenti immunosoppressivi non sarebbe utile nei casi lievi o casi moderati di malattia COVID-19.

Un’eccezione è la terapia con corticosteroidi; i dati disponibili suggeriscono un aumento della mortalità e dei tassi di infezione secondaria nelle infezioni influenzali e compromissione della clearance di SARSCoV e MERS-CoV, insieme a complicanze della terapia con corticosteroidi nei guariti.

Per quanto riguarda l’infezione da SARSCoV-2, gli steroidi non sono risultati efficaci nel trattamento di lesioni polmonari o shock.

In tale contesto, è raccomandata la sospensione della terapia con steroidi.

Nei pazienti gravi e critici, a rischio di più effetti collaterali e più interazioni farmacologiche, il trattamento immunosoppressivo deve essere considerato e valutato. La sospensione di questi farmaci è probabilmente consigliabile.

I pazienti con IBD devono interrompere il trattamento immunosoppressivo se lo vivono in una zona endemica?

Le prove attuali non supportano la sospensione del trattamento in pazienti che vivono in un’area endemica, né è stato raccomandato in precedenza in situazioni simili.

Tuttavia, le strategie di mitigazione per ridurre il rischio durante le terapie per infusione, dovrebbero essere implementate già nelle cliniche.

La decisione potrebbe essere diversa nel caso dell’inizio un trattamento immunosoppressivo.

Quando possibile, durante l’epidemia di COVID-19, il trattamento deve essere posticipato sulla base di una individuale valutazione del rischio.

Le persone con IBD devono interrompere il trattamento immunosoppressivo o prendere ulteriori misure se hanno avuto uno stretto contatto con qualcuno con comprovata infezione da COVID19?

In caso di stretto contatto con una comprovata persona infetta COVID-19, i pazienti con IBD devono essere seguiti secondo le raccomandazioni nazionali, come qualsiasi altra persona.

L’isolamento sociale è un fattore chiave e la rapida valutazione medica, in caso di sviluppo di sintomi, è cruciale.

Il Ro per COVID19 (numero di persone che un paziente COVID-19 può infettare) è stimato a 2,5.

A differenza di SARS-CoV, la trasmissione di SARS-CoV-2 può avvenire durante il periodo prodromico, quando quelli infetti sono lievemente malati e svolgono le normali attività che contribuiscono alla diffusione dell’infezione.

Tuttavia, i dati sugli effetti della sospensione del trattamento sono scarsi e non sembra ragionevole interrompere i farmaci.

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Cosa devono fare i pazienti con IBD che vogliono viaggiare in aree endemiche?

I pazienti con IBD devono essere scoraggiati dal viaggiare verso aree endemiche, in cui la trasmissione comunitaria è evidente.

L’8 marzo 2020, il CDC ha consigliato ai viaggiatori, in particolare quelli con condizioni mediche di base, di “rimandare tutti i viaggi internazionali sulle navi da crociera”, dato il rischio aumentato di trasmissione da persona a persona di SARS-CoV-2.

Gli anziani e quelli con problemi di salute dovrebbero evitare luoghi affollati, lunghi voli e altri situazioni potenzialmente ad alto rischio.

Facciamo tutti attenzione, dunque, e anche se non soffri di una specifica patologia IBD, fai come me, #iorestoacasa.

Ti ricordo, infine, che se hai dubbi sul tuo stato di salute riguardo al Coronavirus, puoi contattare il numero verde 1500 o i numeri verdi regionali.

 

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Biografia Rosa FloccoRosa Flocco, Biologa Nutrizionista, è laureata con lode in Neurobiologia dall’Università degli Studi di Pavia (2012). Si occupa di aiutare le persone con problematiche digestive, ormonali, tiroidee e affette da malattie infiammatorie, croniche e intestinali. Raggiunge risultati positivi attraverso l’insegnamento delle corrette pratiche di cottura e di abbinamento dei cibi.

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